Le cose non saranno più come prima. E io lo spero

Pubblicato da Alessandro Masento il 15/03/2020 alle 12:26, ultimo aggiornamento il 17/03/2020 alle 22:22

 

La Terra e il coronavirus

 

Sento e leggo la maggior parte delle persone parlare di questa crisi del coronavirus come di qualcosa che passerà, prima o poi, riportando tutto a com'era prima che cominciasse. Ci si interroga, dal punto di vista economico, se l'andamento sarà "a V", con una risalita repentina, oppure "a U", più morbida. Si dice che quando "torneremo alla normalità" cambieremo questo o quello, non daremo più la fiducia a quel tal politico, faremo quella tal modifica al sistema, e così via.

Beh, secondo me il mondo cambierà radicalmente, non ci sarà più "la normalità" di prima.

Per fortuna, aggiungo.

Al di là della veridicità di ciò che si sente dire (pare sia stato male interpretato) riguardo a un possibile "modello estremo" quale quello britannico, ciò che è certo è che ci sarà un trade-off tra i costi umani e quelli economici necessari per superare la crisi: "fermare tutto" per salvare il maggior numero possibile di vite implicherà ridurre pesantemente fatturati, introiti per tasse, e tutto ciò che concorre a generale il cosiddetto PIL. Viceversa, chi vorrà limitare l'impatto sull'economia nazionale dovrà mettere in conto un maggior numero di vittime, magari decidendo più o meno consapevolmente di "sacrificare" le categorie più deboli (anziani e persone con patologie croniche pregresse) o addirittura chi, in una logica di "coda" a risorse finite, non potesse avere accesso alle strutture di rianimazione e terapia intensiva avendone la necessità.

I due scenari, a mio avviso, manderanno comunque in crisi nazioni, economie e aziende a livello strutturale, sistemico.

La Cina, che sembra aver arginato il contagio, è ben lontana da una ripresa che la riporti a com'era prima, nonostante le ingenti risorse statali stanziate. E se anche la loro produzione ripartisse a tutto spiano, verso dove dirigeranno le loro esportazioni se Europa e USA si troveranno a fronteggiare l'epidemia?

Se in UK o in altre nazioni si sacrificheranno vite umane per salvaguardare l'economia, il prezzo che i governanti pagheranno in termini di consenso sarà per loro devastante. Potranno anche aver ragione, i "tecnici", a perseguire una sperabile ma non certa "immunità di gregge", ma bisognerà vedere quante "unità" il gregge avrà perso per ottenerla, sempre che l'ipotesi su cui ci si basa si riveli corretta.

Alcune teorie e convinzioni di carattere "spirituale" sostengono che questo virus, e altri eventi analoghi o identici che potrebbero venire, sono il modo in cui la natura, o la vita che dir si voglia, cerca di risvegliarci e, se non riesce, di cancellarci. Ciò per evitare che una specie tanto dannosa per l'equilibrio del sistema complessivo lo porti a danni irreversibili o addirittura alla distruzione.

Io non sono in grado di dire - e nessuno, credo, può saperlo - se effettivamente ci sia un rapporto di causa-effetto tra lo stile di vita dell'essere umano e la mutazione che ha portato alla comparsa di questo virus. Ma ritengo certo che qualcosa di irreversibile per noi succederà, anzi sta già accadendo.

Parecchie persone scopriranno il lavoro che non si fa in ottica meramente produttiva, riducendoci a ingranaggio, ma che si svolge per il piacere di farlo, per la soddisfazione di sostenere sé stessi, i propri cari e il prossimo. Già per moltissimi è così: parlo di coloro che stanno aiutando, in maniera del tutto volontaria e spesso gratuita, gli sforzi immani delle persone impegnate nel sistema sanitario.

Praticamente tutti noi ci stiamo accorgendo che la vita va avanti, seppure da reclusi, anche senza dover correre ogni giorno sul posto di lavoro, senza l'ossessione del fatturato, dei margini e dei costi. E l'analogia che si fa di questa "quarantena diffusa" che stiamo vivendo con un periodo di ferie è impropria, perché non abbiamo idea di quando tutto questo finirà.

Il governo stanzia e stanzierà decine di miliardi per coprire mancate entrate delle aziende, stipendi da bonificare, bollette non pagate, rate dei mutui saltate, tasse non versate. L'Europa accetta che tutto ciò non rientri nei vincoli del "patto di stabilità", e il debito che serve verrà verosimilmente "autofagocitato" da banche nazionali ed europee che compreranno i titoli di Stato.

Un enorme "finanziamento a fondo perduto" che renderà queste decine di miliardi di euro, questi soldi del monopolio della BCE, soldi del monopoli.

Ma non ci sarà nessun nuovo problema sostanziale di sopravvivenza al netto dell'effetto del coronavirus.

E sapete perché tutto ciò sarà possibile? Perché il nostro sistema economico è totalmente convenzionale. Il denaro è una convenzione, basata su un'altra convenzione, la proprietà (non importa che sia pubblica o privata, non sto facendo riferimento a Marx).

Il nodo che verrà a galla, permettendo - speriamo - a moltissimi di sopravvivere, è il disallineamento tra le risorse economiche e finanziarie da un lato e quelle reali dall'altro: prodotti, servizi, comunicazioni, materie prime, alimenti, case, tecnologie fino a qualche anno fa impensabili, eccetera: ne abbiamo non a sufficienza, ma in abbondanza, e per tutti.

E questa non è follia utopica: è un dato di fatto che tutti stiamo vedendo oggi.

Chissà se il fatto che noi italiani siamo sostanzialmente i primi, dopo la non democratica Cina, a essere investiti da questo tsunami non rappresenti un'opportunità unica e, forse, irripetibile.

Per fare cosa?

Per ripensare e rifare tutto o quasi.

Il modo in cui definiamo noi stessi come specie, individui, società, nazioni e organizzazioni, nel contesto di qualcosa che è infinitamente più grande e più potente di noi: questo pianeta e la vita che lo anima e continuerà ad animarlo, con o senza di noi. Il modo in cui viviamo ogni giorno, i falsi bisogni che pensiamo di dover soddisfare, i desideri e le dipendenze di cui siamo schiavi. Le paure irreali che ci fanno muovere verso il baratro come lemming, fingerci morti come opossum o agitarci a vuoto come girini.

Altro che estensione dello smart working o dell'applicazione delle tecnologie digitali al business!

La mia personalissima sensazione è che, se non faremo così, questo virus e altri eventi che "il sistema natura" più meno casualmente genererà (ricordate la selezione darwiniana? Cosa vi fa pensare che la nostra specie ne sia esclusa?) faranno il loro corso.

La maggior parte delle persone ora è rinchiusa in casa in attesa che le curve del contagio invertano la tendenza: perché non dedicare questo tempo, che sarà ancora lunghissimo, a rompere tutte le certezze che avevamo, anzi a prendere atto che esse se ne stanno già andando in frantumi, e a immaginare un nuovo futuro, insieme, usando le tecnologie che abbiamo?

Siamo stati, un paio di migliaia di anni fa, "la culla della civiltà", e un millennio e qualche secolo dopo abbiamo dato un contributo essenziale a quel Rinascimento che ha portato alla fine del Medioevo. Che tocchi di nuovo a noi prendere un'iniziativa così rivoluzionaria?

Se coglieremo questa opportunità, quando tutto questo sarà finito, il mondo - tutto il mondo - potrebbe essere non solo molto diverso, ma anche molto più bello.